Quando De Roberto viveva per il «Corriere»

Il carteggio "La dolce e grata amicizia" è un prezioso volume utile per comprendere i meccanismi del giornalismo culturale dell’epoca. Curatori gli studiosi Sarah Muscarà ed Enzo Zappulla
29/05/2026
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Tre anniversari s’intrecciano attorno a un libro che illumina uno dei rapporti più significativi del giornalismo e della letteratura italiana tra Otto e Novecento: i 150 anni del «Corriere della Sera», i 125 de «La Lettura» e il centenario della morte di Federico De Roberto. La dolce e grata amicizia (La Nave di Teseo, 2026), curato da Sarah Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla, riunisce 226 lettere scambiate fra Federico De Roberto e Luigi Albertini dal 1897 al 1915, componendo il ritratto di un dialogo fitto, appassionato e intellettualmente fecondo.

Da un lato c’è Albertini, protagonista della modernizzazione del grande quotidiano milanese; dall’altro De Roberto, autore de I Vicerè e collaboratore di punta del giornale. Attraverso le loro lettere prende forma non soltanto un legame personale, ma anche il laboratorio culturale di un’Italia in trasformazione. Milano appare come il centro nevralgico della nuova informazione, dell’editoria e della cultura, mentre sullo sfondo si muovono figure come Verga, Pirandello, d’Annunzio, Giacosa, Ojetti e Simoni.

Il tono del rapporto emerge chiaramente in una lettera del 1903, nella quale De Roberto scrive ad Albertini di vivere quasi esclusivamente per il «Corriere»: «la mia affezione, la mia occupazione, la mia distrazione, il mio tutto intellettuale e morale». Una dichiarazione che restituisce il peso assunto dal giornale nella vita dello scrittore siciliano.

L’epistolario, corredato da un ricco apparato iconografico, si rivela prezioso anche per comprendere i meccanismi interni del giornalismo culturale dell’epoca. Le lettere discutono articoli, recensioni, polemiche, strategie editoriali, suggerimenti e persino pseudonimi utilizzati da De Roberto, alcuni dei quali vengono qui identificati per la prima volta.

Tra gli spunti più rilevanti spicca il contributo dello scrittore alla nascita della moderna pagina culturale. Sarebbe stato infatti De Roberto a suggerire ad Albertini di raccogliere gli argomenti letterari in uno spazio autonomo del giornale, anticipando quella formula della “Terza pagina” che la tradizione attribuisce invece ad Alberto Bergamini. Sempre sua l’idea di predisporre in anticipo gli articoli commemorativi dedicati ai grandi personaggi destinati a scomparire: i futuri “coccodrilli”, pronti per essere aggiornati e pubblicati all’occorrenza.

Determinante fu anche il ruolo di De Roberto nella storia de «La Lettura», il supplemento culturale del «Corriere della Sera» nato nel 1901 e destinato a diventare uno dei periodici più influenti del panorama italiano. Le lettere raccontano la vitalità di quella stagione editoriale e restituiscono un patrimonio di informazioni di grande interesse per studiosi e lettori.

La collaborazione con il «Corriere» si concluse però bruscamente nel 1911. Un articolo di De Roberto dedicato al medico svizzero Paul Charles Dubois venne respinto dopo il giudizio negativo del collaboratore scientifico Alessandro Clerici. Lo scrittore ne rimase profondamente amareggiato e affidò il testo al «Giornale d’Italia» di Alberto Bergamini, che lo pubblicò senza esitazioni. Nonostante la frattura, De Roberto continuò a scrivere per «La Lettura» fino al 1923, grazie soprattutto all’insistenza e alla stima di Renato Simoni, che dopo Giuseppe Giacosa ne aveva assunto la direzione. Ed è proprio con le lettere di Simoni che si chiude questo intenso viaggio dentro una stagione decisiva della cultura italiana.

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