Oggi non è il giorno dei morti anche se in Sicilia, e specialmente a Gela, la popolazione usa il giorno di festa per fare la visita tradizionale al Cimitero. Oggi è la festa di Tutti i santi.
Il giorno di Tutti i Santi è una festa di certe chiese cristiane che celebrano insieme la gloria e l’onore di tutti i santi, compresi quelli non canonizzati. Nel calendario liturgico della Chiesa cattolica è una solennità così come in quello della Chiesa ortodossa.
La solennità del calendario liturgico romano (in latino Sollemnitas Omnium Sanctorum) cade il 1º novembre, seguita il 2 novembre dalla Commemorazione dei defunti, ed è una festa di precetto; prima delle riforme del papa Pio XII del 1955 aveva anche una vigilia e un’ottava. La Chiesa di Svezia e la sua ex dipendente Chiesa di Finlandia la celebrano il sabato successivo al 30 ottobre,[1] mentre il cristianesimo orientale dispone una simile rimembranza la prima domenica dopo la Pentecoste.
Le commemorazioni dei martiri, comuni a diverse Chiese, cominciarono ad esser celebrate nel IV secolo. Le prime tracce di una celebrazione generale sono attestate ad Antiochia, e fanno riferimento alla domenica successiva alla Pentecoste. Questa usanza viene citata anche nella settantaquattresima omelia di Giovanni Crisostomo (407) ed è preservata fino ad oggi dalle Chiese orientali. Anche Sant’Efrem il Siro (373) parla di tale festa, e la colloca il 13 maggio.
La ricorrenza della Chiesa occidentale potrebbe derivare dalla festa romana della Dedicatio Sanctae Mariae ad Martyres, ovvero l’anniversario della trasformazione del Pantheon in chiesa dedicata alla Vergine e a tutti i martiri, avvenuta il 13 maggio 609 o 610 da parte di papa Bonifacio IV[3][4]; la data del 13 maggio coincide con quella citata da Sant’Efrem.
In seguito il papa Gregorio III (731-741) scelse il 1º novembre come data dell’anniversario della consacrazione (731) di un oratorio dentro la vecchia basilica di San Pietro in onore del Salvatore, della Vergine Maria e contenente le reliquie “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo” (come illustrato nel Liber pontificalis).
Il 1º novembre venne decretato festa di precetto da parte del re franco Luigi il Pio nell’835. Il decreto fu emesso “su richiesta del papa Gregorio IV e con il consenso di tutti i vescovi”.[3] La festa si dotò di ottava solenne durante il pontificato del papa Sisto IV, quando bandì la crociata per la liberazione di Otranto. La solennità di Tutti i Santi sostituì l’antica festa romana dedicata a San Cesario di Terracina (santo tutelare degli imperatori romani), fissata proprio al 1º novembre: in questo giorno una solenne processione partiva dalla Basilica dei Santi Cosma e Damiano e si dirigeva sul Palatino in onore di San Cesario e degli imperatori. Il papa Gregorio IV avrebbe deciso di trarne partito per sradicare questo culto idolatrico; gli imperiali installati sul Palatino gli ricordavano ogni anno, con la festa di San Cesario, lo spettacolo delle loro pratiche semipagane e semicristiane.
L’antropologo James Frazer, osservando che, prima di diventare festa di precetto, la festa di Tutti i Santi veniva già festeggiata in Inghilterra (Paese un tempo abitato dai Celti) il 1º novembre, ipotizzò che tale data fosse stata scelta dalla Chiesa per creare una continuità cristiana con Samhain, l’antica festa celtica del nuovo anno (secondo le teorie dello storico Rhŷs), a seguito di richieste in tal senso provenienti dal mondo monastico irlandese.[senza fonte] Questo studioso, insieme con altri, sostenne che, secondo le credenze celtiche, durante la festa del Samhain i morti sarebbero potuti ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e che quel giorno celebrazioni gioiose venissero tenute in loro onore. Da questo punto di vista le antiche tribù celtiche erano un tutt’uno con il loro passato e il loro futuro. Questo aspetto della festa non sarebbe mai stato eliminato pienamente, nemmeno con l’avvento del cristianesimo, che infatti il 2 novembre celebra i defunti.
Lo storico inglese Ronald Hutton ha messo in discussione queste tesi, osservando come una festa in onore di tutti i santi venisse celebrata da vari secoli (prima di essere festa di precetto), in date discordanti nei vari Paesi: per la Chiesa di Roma era il 13 maggio, in Irlanda (paese di cultura celtica) era il 20 aprile, mentre il 1º novembre era una data diffusa in Inghilterra e Germania (paesi di cultura germanica). Inoltre, sempre secondo Hutton, non ci sarebbero prove che Samhain avesse a che fare con i morti, e la Commemorazione dei defunti iniziò a essere celebrata solo in seguito, nel 998.
Con una lettera inviata a tutte le diocesi il 16 novembre 2024, papa Francesco ha istituito a partire dall’anno giubilare del 2025 una nuova festività che ricorre il 9 novembre di ogni anno, data della dedicazione della Basilica Lateranense. In tale ricorrenza le diocesi e le Chiese particolari sono invitate a celebrare la memoria di santi, beati, venerabili e servi di Dio che sono stati importanti per il proprio territorio. Le conferenze episcopali nazionali vengono invitate a emanare delle linee guida per favorire la pratica della commemorazione durante l’omelia oppure in un altro momento liturgico ritenuto opportuno.
